Liberi servizi in libero web



Sono numerose le proposte di legge che premono per equiparare siti e blog a testate giornalistiche allo scopo di regolamentarli in modo più stretto. Il tema in discussione è caldo perché si tratta della libertà nella Rete, un tema che fin dall’inizio ha suscitato vivaci dibattiti tra i fautori del web come mondo libero e democratico per eccellenza e chi, dopo l’iniziale fase di espansione e sperimentazione, vuole regolamentare ciò che accade nel mondo virtuale come nel mondo reale.

Di passaggio per Milano in febbraio ospite della rassegna “Meet the Media guru”, il canadese Cory Doctorow ha ribadito che è impensabile e impossibile imporre ai siti di servizi Internet di filtrare i propri contenuti e che sanzionarli sarebbe un colpo fatale per la Rete. Il guru ha inoltre ribadito che i paesi che andassero in questa direzione si auto escluderebbero dal dialogo culturale del XXI secolo. L’Italia si sta dunque allontanando dalle possibilità di sfruttare creativamente le potenzialità della Rete?

In effetti il problema diventa sempre più difficile da affrontare soprattutto alla luce dell’espansione enorme dei siti i cui contenuti sono creati dagli utenti con una libertà e una creatività prima impossibile, e alla luce anche della quantità di informazione che sfugge oggi alle logiche centralizzate della TV e dei giornali (la cui proprietà e linea editoriale sono elementi rigidi) per assumere quelle flessibili e decentrate del network di utenti.
E allora? Ma la libertà nello spazio di relazione della rete interessa solo i problemi di diffamazione o ha anche un valore piu’ generale, importante anche dal punto di vista economico?
A nostro parere il tema va messo in un contesto più ampio. L’informazione, ambito sul quale si è concentrato il dibattito, è solo uno dei servizi che sono stati toccati dalle nuove possibilità messe a disposizione dal diffondersi delle ICT.
Grazie alle nuove tecnologie infatti oggi moltissimi servizi sono in grado di uscire dalla vecchia logica che separava la replicazione standardizzata della manifattura dalla personalizzazione e limitata espansione dei servizi, coniugando la creazione di nuova conoscenza con un bacino ampio di uso, che consente di fare economie di scala importanti. L’investimento in capitale intellettuale (conoscenze originali) e in reti (relazioni esclusive) può rendere se i modelli di business attuali evolvono in modo da rendere possibile il presidio delle unicità e al tempo stesso quello delle economie di scala. E per farlo è necessario che gli utenti si muovano liberamente nella rete, che la normatività sia bassa per non uccidere la creatività: una parte rilevante della la nuova conoscenza oggi nasce collettivamente, dal basso, dalla partecipazione degli utenti alla creazione di contenuti in cui investono parte delle loro risorse perché soddisfa il loro bisogno di sense making, ossia l’invenzione di significati che, rispondendo a bisogni e desideri latenti, si propaga ed è condivisa da un numero rilevante di persone. Il networking, ossia la propagazione in rete a una velocità prima impensabile delle idee e dei prodotti di successo è il tramite attraverso cui i servizi trovano la loro forza replicativi e le comunità di consumatori danno un contesto collettivo di elaborazione e di azione, consentendo alle idee dei produttori non solo di circolare a scala ampia, ma anche di essere rielaborate, corrette, criticate e alla fine innovate per mezzo dell’intelligenza collettiva dei consumatori.
La libertà nel web dunque non è un problema che riguarda soltanto l’informazione, ma più in generale lo spazio di flessibilità e di creatività che si vuole lasciare al mondo dei servizi non tradizionali o rivisitati grazie alle nuove tecnologie come driver dell’innovazione di sistema, che porta intelligenza a tutto il sistema sociale.

Francesca Prandstraller

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