Un percorso strategico nell’economia della complessità
Il t.Lab (Laboratorio del terziario che innova) nasce per fare emergere dai cambiamenti in corso i lineamenti di un nuovo paradigma di organizzazione produttiva e sociale. L’idea che proponiamo e su cui cercheremo di far convergere le esperienze innovative compiute in questi anni dalle imprese (abbiamo ormai raccolto cento casi che vanno in questa direzione) è che la variabile chiave intorno a cui si sta addensando il cambiamento è l’intelligenza a rete, che mobilita le capacità di pensiero e di azione di persone, comunità, imprese, orientando i modelli di business vincenti su tre drivers essenziali: più servizi, più reti, più valore.
E’ quello che serve per re-inventare il Made in Italy e dare nuovo slancio all’economia dei servizi nel nostro paese. Quando diciamo che in Italia dobbiamo accrescere la produttività o riposizionare competitivamente il sistema produttivo attuale, è alla nuova economia dell’intelligenza diffusa, organizzata a rete, che dobbiamo guardare. Se il made in Italy va re-inventato, e se l’economia dei servizi deve diventare trainante in questo rinnovamento della base produttiva attuale, la via da seguire passa per tante piccole rivoluzioni fatte giorno per giorno in tanti luoghi e funzioni diverse.
Il Manifesto che presentiamo è una sorta di “decalogo” dell’imprenditore o del manager che vuole trasformare la complessità in cui è chiamato a decidere e a vivere in una fonte di valore e in una occasione di riposizionamento competitivo. Il t.Lab vorrebbe aiutarlo in questo compito, che richiede di mettere a rete l’intelligenza di noi tutti.
DIECI PAROLE PER DESCRIVERE IL NUOVO PARADIGMA PRODUTTIVO CON CUI DOBBIAMO IMPARARE A FARE I CONTI
1. Complessità. Dobbiamo abituarci a vivere in un mondo che diventa sempre più complesso e instabile, come dimostra l’alternarsi ormai periodico di crisi sempre più rilevanti. Abbiamo bisogno di un nuovo paradigma, che fornisca un porto e una rotta alle tante navi, che cercano di reggere alla tempesta andando avanti “a vista”.
2. Intelligenza a rete. Il cuore del nuovo paradigma in formazione è la working knowledge ossia l’intelligenza delle persone e delle comunità che imparano a lavorare in rete, moltiplicando gli usi e dunque il valore di ciò che ciascuno sa o sa fare.
3. Amarcord: tra un passato che non passa, e un futuro che non viene. C’è chi pensa invece di difendersi dalla complessità del vivere e del produrre tornando indietro al buon tempo andato, quando economia immateriale e mercati globali apparivano prospettive lontane, di là da venire.
4. Guardare avanti: la storia non torna indietro. Globalizzazione e smaterializzazione continueranno ad andare avanti a grandi passi, perché sono il perno intorno a cui ruota la produzione dei nostri giorni e dei giorni a venire.
5. La forza dei legami deboli. Se complessità eccede i nostri mezzi di controllo, è necessario un collante che consenta alle reti tra persone e alle reti tra imprese di dilatarsi, flettersi, differenziarsi senza rompersi. La forza dei “legami deboli” che mettono in rete conoscenze e capacità complementari può dare luogo a sistemi di collaborazione stabili e al tempo stesso flessibili, capaci di evolvere ed estendersi con maggiore rapidità e efficienza di quanto riescano a fare altre forme organizzative.
6. Più servizi, più reti, più valore. Ecco il nuovo paradigma verso cui andare, per far crescere l’intelligenza in rete in tutti i settori e in tutte le imprese. In un viaggio che si realizza in quella zona grigia che è stata chamata l’orlo del caos, ciascuno deve trovare i legami, i canali di collaborazione, le fonti di valore che rendono possibile andare avanti, superando gli ostacoli che inevitabilmente si incontreranno. La strada in discesa, che consente di andare avanti alla massima velocità possibile, non è sempre la migliore.
7. Più servizi, certo, ma soprattutto servizi diversi. Produrre servizi oggi significa mettere consapevolmente la propria conoscenza e la propria capacità distintiva “al servizio” dei tanti possibili utilizzatori – tutti diversi e tutti esigenti – che, nel mondo, ne possono trarre utilità. Condividendo con loro un tratto del viaggio che porta alla realizzazione di un’idea, lungo una strada che richiede investimenti, rischi e passioni da condividere.
8. Un altro modo di produrre: neo-industria e neo-servizi. La domanda di qualità, di differenziazione e di flessibilità a cui l’industria di oggi deve rispondere, sta aprendo spazi crescenti a quella che possiamo chiamare neo-industria, o industria intelligente, che lavora esattamente nella logica del nuovo paradigma, con maggiori servizi al cliente, reti sempre più ampie e moltiplicatori del valore in rapido sviluppo. Dall’altra parte, stanno crescendo quelli che possiamo chiamare i neo-servizi, che invece utilizzano in rete e fanno rendere le buone idee, cercando la tempo stesso di mantenere elevato il servizio fornito a ciascun cliente.
9. Contaminazione e partnership. Un’impresa che voglia diventare davvero laboratorio del nuovo, deve accettare di contaminarsi con idee, esperienze, valori che prendono forma nella società, riguardanti modi di essere e di vivere di tipo generale. All’interno, poi, l’innovazione di sistema, che mette insieme tanti interessi e tante competenze diverse, non discende dalla brillante decisione di un deus ex machina, ma dalla paziente costruzione di visioni condivise e di partnership efficaci.
10. Liberare le idee dai contenitori in cui sono prigioniere. Per dare alle buone idee le economie di scala che derivano alla moltiplicazione dei loro usi, bisogna liberare le idee dai prodotti, dalle aziende, dai luoghi, dai settori e dalle nazioni in cui sono prigioniere.
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