Generazione Y, esperimenti
in aula



Luigi Proserpio, Associate Professor, Management Department, Bocconi University

La generazione Y è alle porte delle università e delle aziende. In parte è già entrata. È la generazione successiva alla X, cresciuta tra gli anni ‘80 e ‘90 in rapporto simbiotico con Internet e PC. Quando questi studenti si presentano in aula portano con sé la loro identità fisica insieme con la loro identità digitale composta da molte cose: i commenti ai blog, il profilo di Linkedin, di Flickr, di Facebook, di Last.fm, e la traccia lasciata attraverso tante altre applicazioni 2.0.
Dobbiamo scoraggiare l’abitudine a cercare informazioni su Internet per fare le ricerche, vietare Facebook o impedire l’uso dei PC in aula? Per noi docenti è un dilemma quotidiano: lasciamo gli studenti con i portatili aperti mentre discutiamo in aula e accettiamo i loro sguardi spesso distratti? Oppure permettiamo come unica modalità quella tradizionale in cui si prendono appunti con carta e penna? Questo post è la descrizione di un’esperienza in cui sono stati usati strumenti tecnologici di uso comune tra gli studenti e dei risultati ottenuti. Si può estendere all’azienda nella misura in cui si voglia andare incontro alle abitudini della nuova generazione, modificando il modo di lavorare e comunicare.

Sappiamo che gli Y sono studenti diversi da noi e ci chiedono di riprogettare il modo di apprendere e insegnare, che è sostanzialmente diverso dal passato. Al tempo stesso, ci accorgiamo che i nostri corsi di tecnologie informatiche sono più interessanti da erogare, perché i nostri interlocutori in aula hanno una capacità di uso e relazione col computer incredibilmente elevata. Non serve più raccontare il funzionamento di base dei vari software, si può invece discutere attraverso esperimenti sofisticati di team virtuali o di sistemi di knowledge management.Fino a che punto ci si può spingere o ci si deve spingere nella integrazione di tecnologie in aula? Ho discusso delle mie personali ricerche moderando un seminario con altri docenti di business school al recente ITP (International Teachers Programme) 2009. L’ipotesi di partenza era semplice: tante attività basate su Internet, elevata soddisfazione degli studenti, miglioramento del livello di apprendimento.

La reazione degli studenti è stata piuttosto sorprendente, forse controintuitiva. Tra le tante cose, nei miei corsi è stata usata in aula una piattaforma che ricordava Twitter, ma che aveva funzionalità disegnate appositamente per semplificarne l’uso in contesti di apprendimento. L’idea era quella di aggiungere un canale per l’interazione tra docente e studenti alla tradizionale “alzata di mano” e uso della voce. E di permettere di visualizzare sul maxischermo gli esempi trovati dagli studenti facendo googling in aula.
Gli studenti si sono spaccati in due gruppi: da un lato i fautori dell’interazione parallela che un po’ chattavano per fare domande e un po’ inviavano alla piattaforma link da proiettare sullo schermo per esemplificare visualmente i concetti oggetto di discussione. Dall’altro lato, diversi studenti hanno mostrato di non amare questo tipo di multitasking. Preferivano ascoltare, interagire tradizionalmente e prendere appunti. Gli esempi generati dagli utenti (molto 2.0) hanno aiutato la comprensione delle teorie e l’appropriazione dei contenuti, ma hanno anche generato rumore aggiuntivo. La richiesta di essere multitasking ha creato una frattura, seppur lieve, in aula.

Il corso era basato su molti altri momenti di interazione technology-based, simulazioni, questionari real-time, wiki, e così via. Per ciascuna delle tecnologie usate per fare interagire gli studenti con i concetti del corso ci sono state reazioni positive e reazioni negative, come quelle sopra descritte più in dettaglio per la piattaforma di interazione sincrona. I motivi della parziale soddisfazione sono, a mio parere, riconducibili a tre fattori:

a) il multitasking per gli Y funziona bene se le attività in cui sono impegnati simultaneamente sono poco complesse. In un’aula, l’energia e le capacità cognitive degli studenti sono già assorbite dallo sforzo per comprendere gli argomenti trattati. E non c’è spazio per altre attività parallele.

b) la tecnologia introduce un divide. Non tutti gli appartenenti alla generazione Y hanno la stessa capacità di interagire con la tecnologia. Sicuramente sono più veloci ad usare il PC rispetto alle generazioni precedenti, ma comunque possono avere lacune da non sottovalutare.

c) la tecnologia introduce una novità molto interessante. Gli studenti non sono abituati ad avere un ruolo attivo per tutta la durata della lezione. Con la tecnologia la loro attività è parzialmente monitorata ed essi si sentono sotto osservazione e “obbligati” ad intervenire. Questo è stressante e produce una “sindrome da controllo” che appare ancora più spiacevole perchè esercitata attraverso software da loro amati e utilizzati nel tempo libero. Bisogna spiegare loro che i dati in possesso del docente non saranno usati per scopi impropri, o non saranno usati del tutto.

Nella pratica, molti dei problemi d’aula sono risolvibili con la microprogettazione delle lezioni. E’ faticoso dover riprogettare tutto da zero.Però, per avere successo, è necessario costruire un nuovo set di esempi, un nuovo set di esercizi, e così via. Il prezzo è alto, ma i risultati possono essere molto soddisfacenti, soprattutto se si includono gli studenti migliori in una attività di co-progettazione. Così si capiscono meglio molte delle loro esigenze. Quindi, l’introduzione di tecnologie Internet-based genera rumore, che può essere controllato attraverso un’adeguata attività di storyboarding. Bisogna costruire i momenti di interazione basati sulla tecnologia dando loro valore, separandoli dagli altri, e semplificando lo sforzo cognitivo aggiuntivo che gli studenti possono subire. A queste condizioni, gli studenti hanno la possibilità di trovarsi in un ambiente più familiare per le loro abitudini di studio. Questo ambiente è in grado di migliorare l’apprendimento che avviene attraverso il fare e l’esemplificazione concreta di concetti teorici complessi.

Vuoi essere avvertito quando verrà pubblicato il prossimo post?   Allora iscriviti subito al nostro feed RSS!