Green economy: quale approccio per rilanciare l’economia?



Con l’apertura del vertice ONU sul clima a Copenaghen (7.12.09) i quotidiani di quarantacinque Paesi hanno pubblicato un editoriale comune chiedendo un accordo efficace ai rappresentanti degli Stati presenti. Per la prima volta 192 nazioni, e più di cento leader tra premier e capi di stato, si sono riunite per discutere e definire le linee guida sul fronte ambientale che genereranno ripercussioni socioeconomiche.

Si consideri, infatti, che i prodotti a basso impatto ambientale rappresentano per l’Italia un mercato da dieci miliardi e 300mila addetti, come emerge in un articolo de Il Sole 24 Ore (14.11.09). Il mercato presenta quindi notevoli potenzialità per lo sviluppo dell’economia italiana, considerando inoltre che, secondo Unioncamere,  4 PMI su dieci puntano sulla Green economy per superare la crisi con prodotti o tecnologie in grado di garantire un risparmio energetico e di minimizzare l’impatto ambientale. Si riscontra, oltre a ciò, come il 38% delle imprese italiane copre il mercato dell’hi-tech del settore dell’energia solare. Mentre per il mercato della distribuzione e installazione, le  aziende italiane coprono il 74 per cento (fonte: Sole24ore). Nel panorama europeo, l’Italia è al quarto posto nella valorizzazione delle fonti di energia rinnovabili, soprattutto per quanto riguarda quella eolica.

 Come si muove il contesto europeo nei confronti di tale mercato? La Commissione europea ha invitato l’opinione pubblica e tutte le parti interessate a promuovere l’eco innovazione nella vita di tutti giorni. Il riconoscimento dell’eco innovazione avviene anche per diversi Paesi tra cui la Svezia che ritiene importante accrescere la domanda di eco innovazioni e potenziarne l’offerta, nonché favorire la collaborazione tra industria, settore pubblico e settore R&S. La Francia è un altro Paese che riconosce la centralità dell’eco-innovazione, valorizzando la creazione e l’impiego di tecnologie ambientali efficienti (http://ec.europa.eu/environment).

 Green economy considerata solo come produzione di energia da fonti rinnovabili? La Green economy italiana si identifica nelle peculiarità del made in Italy che caratterizzano diversi prodotti-servizi italiani, dall’agroalimentare a “km zero” agli elettrodomestici a basso consumo e ad alta efficienza energetica…

La Green Economy è quindi strettamente legata al concetto di qualità, servizio e valori. Valori la cui importanza è riconosciuta anche da consumatori di queste nicchie di mercato con maggiori disponibilità economiche e una propensione alla spesa meno legata alla congiuntura.

Green economy pertanto come strategia per combattere la crisi e rilanciare l’economia a partire dall’innovazione, dalla ricerca, dalla conoscenza….ma quale approccio imprenditoriale consentirà di  cogliere le opportunità della Green economy? Quale impresa riuscirà ad ottenere maggiori benefici?

L’impresa passiva, che continua a comportarsi come se l’ambiente fosse solo un vincolo da superare in qualsiasi modo, in una logica in cui il profitto (di breve periodo) è lo scopo unico dell’esistenza dell’impresa?  Oppure l’impresa incerta, con il modello delle buone intenzioni, che invece non ha  molti mezzi tecnici e finanziari per farvi seguire un concreto impegno ambientale? Forse l’impresa reattiva, con il modello adattivo, preoccupata di rispettare la regolamentazione ambientale, con una buona dotazione di strumenti, ma senza spingersi oltre nelle proprie prestazioni? O forse, per ultima considerata ma non per questo meno importante, sarà proprio l’impresa pro-attiva a conseguire un vantaggio competitivo attraverso la Green Economy? L’impresa proattiva riconosce nella variabile “ambiente” un fattore critico di successo e questo supera la normativa con standard di performance migliori, utilizzando strumenti specifici quali i bilanci ambientali, il benchmarking per confrontarsi con altre situazioni in materia ambientale, i Sistemi di Gestione Ambientale ma soprattutto…. una filosofia condivisa da tutta l’azienda.

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