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La nascita di una nuova economia



L’11 febbraio 2010 abbiamo passato, insieme a molti di voi, la giornata a discutere di futuro e, in particolare di “Terziario Futuro”.

Tra le tante cose che sono venute fuori nell’arco della giornata durante la quale abbiamo presentato i risultati della quinta edizione dell’indagine previsionale sul futuro del terziario pare importante sottolinearne una: il futuro che abbiamo davanti non è la continuazione dello stato di cose e delle tendenze che erano in atto prima della recessione 2007-09. Tante cose sono cambiate, tant’è che ci troviamo tutti nel mezzo di una discontinuità, fatta di mercati globali, asset immateriali, tecnologie e servizi innovativi, consumatori sempre più esigenti e reattivi. Ecco perché – come abbiamo fatto con la ricerca – è importante imparare a leggere i segni dei tempi, se vogliamo trovare strade nuove, in direzioni sostenibili nel medio e lungo andare.

Tra le tante cose che sono venute fuori nell’arco della giornata, mi pare importante sottolinearne una: il futuro che abbiamo davanti non è la continuazione dello stato di cose e delle tendenze che erano in atto prima della recessione 2007-09. Tante cose sono cambiate, tant’è che ci troviamo tutti nel mezzo di una discontinuità, fatta di mercati globali, asset immateriali, tecnologie e servizi innovativi, consumatori sempre più esigenti e reattivi. Ecco perché – come abbiamo fatto con la ricerca – è importante imparare a leggere i segni dei tempi, se vogliamo trovare strade nuove, in direzioni sostenibili nel medio e lungo andare.

Da questo punto di vista, ho avuto l’impressione – dall’insieme delle cose dette – che si stia aprendo un divario, nelle aziende, tra la percezione delle nuove dimensioni del futuro e la cultura imprenditoriale che dovrebbe interpretarle e tradurle in azione. La cultura che ha preso forma in molte delle nostre aziende – nelle grandi e, per ragioni diverse, nelle piccole – è tuttora ancorata più ai miti e riti del passato, cosicchè spesso arranca quando si tratta di esplorare lo spazio delle possibilità, davanti a noi. Uno spazio che esiste, ma che solo alcuni “pionieri” stanno mettendo a frutto, prima degli altri.

Il futuro è, come insegnano gli ultimi anni, immerso in una condizione di instabilità, e dunque di rischio. Non si tratta solo di una minaccia, ma anche di un’opportunità: le imprese e gli imprenditori esistono per innovare a rischio. Diffusione del rischio, significa dunque anche diffusione di autonomia e di intelligenza, due risorse necessarie per fronteggiarlo. Così come significa esigenza di collaborazione e di condivisione, nella gestione di situazioni in cui il destino di ciascuno dipende da quello che pensano e fanno tanti altri.

Stiamo andando verso una società sempre più imprenditoriale, in cui rischio, potere e intelligenza sono distribuiti tra i molti nodi di una rete ampia, che comprende – certo –  i tanti imprenditori del nostro capitalismo di piccola impresa; ma che deve allargarsi progressivamente anche managers e “lavoratori della conoscenza”, sempre più spinti ad “investire su se stessi”, e dunque ad assumere rischi che giustificano un atteggiamento imprenditoriale verso il proprio ruolo.

Ma le aziende sono pronte ad incoraggiare e utilizzare questa intelligenza in fieri, che nasce al loro interno e nel loro milieu, pensando che potrebbe essere la chiave di una diversa competitività futura?

Non molte probabilmente. Eppoi, negli ultimi due anni, la crisi ha creato nella rete organizzativa e sociale cesure che vanno sanate. Infatti, il precipitare – anche finanziario – della situazione ha messo sotto pressione l’imprenditore e la sua famiglia, che hanno dato la massima priorità alla sopravvivenza dell’impresa, tirando molti remi in barca. Di conseguenza, questo ripiegamento strategico ha in molti casi spinto ai margini una parte importante di dirigenti e “lavoratori della conoscenza”. Alcuni, sono stati espulsi e costretti a re-inventarsi sul mercato del lavoro. Altri hanno cominciato a vedere in altro modo la propria attività, immaginando un rapporto diverso con l’azienda in termini di flessibilità, patti retributivi, aspettative di carriera.

In questo blog che abbiamo intitolato ServicEmotion (nel doppio significato di Service Motion e di Service Emotion) vorremmo fare emergere questa riflessione che i managers e i lavoratori della conoscenza in genere stanno facendo sul loro ruolo attuale e sulle loro aspettative future. Ci piacerebbe che ciascuno di voi dicesse la sua su temi che riguardano la sua professionalità, la cultura del fare, la ricerca di strade nuove, in uscita dalla crisi.

Ad esempio:

- che tipo di innovazioni stanno maturando nell’azienda in cui lavorate o comunque in quella che conoscete meglio?

- queste innovazioni richiedono un ruolo diverso dei manager e dei lavoratori della conoscenza?

- il vertice aziendale è consapevole di questa esigenza e la sta favorendo?

- in che modo il futuro in arrivo (quello descritto dalla ricerca “Terziario  Futuro”) modifica vantaggi e saperi nelle filiere della competizione globale?

Abbiamo bisogno di condividere le idee su questi e altri temi cruciali, partendo da chi – giorno per giorno – sta in trincea a fronteggiare gli eventi. Perciò la tua collaborazione è preziosa!

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