Gli stimoli che il Rapporto sul Terziario Futuro ci spingono verso alcune direttrici di fondo che sono ormai emerse al livello di consapevolezza di manager.
Certamente poterle osservare all’interno di un quadro organico e organizzato consente di trarre ulteriori utili indicazioni.
Ciò che rimane sotto traccia e permea tutto il quadro è, di base, la necessità imprescindibile di imprimere una svolta a quello che si sta facendo nelle aziende, a superare l’interpretazione del senso tradizionale (nella prospettiva fordista) dell’essere e del fare azienda, ad adottare modelli e strumenti nuovi sapendo che già domani potranno essere superati.
Per fare questo occorre (ri)pensare all’innovazione o meglio alla gestione dell’innovazione e dei processi che ne sono alla base. Innovare può essere di per sé più o meno facile; molto più difficile è invece continuare a gestire nel tempo l’innovazione e il potenziale di vantaggio competitivo che a questa è associato.
In questo senso, l’innovazione non deve e non può essere considerata prevalentemente nella sua accezione più hard ossia legata alla materialità e alla tecnologia, ma sempre più, come sottolinea anche la ricerca, deve essere traguardata nella sua accezione più soft, ossia connessa alle relazioni, ai modelli organizzativi, alle persone (che vivono e si muovono all’interno o all’esterno dell’azienda), ai valori.
E’ chiaro che la domanda che sorge immediatamente è come si fa.
In primo luogo, lungi dall’essere più semplice la dimensione soft dell’innovazione sempre più si riconduce non tanto o non solo alle singole dimensioni sopra richiamate ma ad una loro efficace ed efficiente integrazione.
In altri termini, potremmo dire ad esempio che i nuovi modelli organizzativi che potrebbero caratterizzare (e già in parte stanno caratterizzando) le imprese, terziarie e non, non possono prescindere dal tener conto della fitta rete di relazioni che connettono le singole aziende tra loro a con il contesto in cui si muovono. Ciò vuole dire che per enfatizzare i legami occorrono valori e significato condivisi su cui gli stessi legami si fondano (per essere produttivi).
La tecnologia, in questo quadro, non scompare affatto ma viene abilitata e può così esprimere (ove fosse il caso) tutte le sue potenzialità.
Bisogna quindi imparare ad adottare questa prospettiva “integrativa”, capace di guardare in modo creativo verso molte direzioni contemporaneamente, senza perdere di vista gli obiettivi di business dell’azienda.
CFMT con il progetto formativo “Soft Innovation Management”, che prenderà le mosse tra pochi giorni, si è posto proprio questo obiettivo: aiutare i manager ad adottare nuove prospettive indicando i driver più significativi su cui concentrare l’attenzione nonché gli strumenti da utilizzare per dare concretezza alle idee. Ma se l’innovazione non si fa in astratto e non si fa da soli, occorre capire come mobilitare non solo le persone ma anche le loro diverse intelligenze per giungere a risultati che consentano di garantire un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo. Vero è che non è sufficiente innovare: occorre anche condividere il cambiamento, diffonderlo, lasciare che modifichi il sistema di relazione con il mercato che costituisce una delle più significative determinanti del successo di ogni impresa. Così come diventa imprescindibile controllare dinamiche e effetti dell’innovazione sulle performance dell’azienda.
Sono questi i temi forti su cui si concentreranno esperti, consulenti, docenti delle più importanti Università insieme ai manager che vorranno unirsi a questa “spedizione” verso il futuro del terziario (e non solo).
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