È di questi giorni la notizia che Fasweb, Wind e Vodafone stanno progettando l’alternativa alla rete di Telecom con lavori per dare all’Italia una rete in fibra ottica nelle case, per accessi internet fino a 100 Megabit al secondo. Gli operatori alternativi metterebbero subito nella nuova rete le proprie infrastrutture esistenti e poi ne costruirebbero altre, con l’obiettivo di coprire le principali città italiane entro cinque anni, investendo fino a 2,5 miliardi di euro.
Sarebbe la prima mossa verso la creazione dell’infrastruttura che tanto necessita al nostro Paese per far decollare l’economia dei servizi avanzati sulla rete. Uno studio di Confindustria finalmente mette in chiaro che l’Italia avrebbe vantaggi in termini di risparmi di costi e quindi di produttività nell’ordine dei 30 miliardi l’anno una volta completata la digitalizzazione del territorio. Le stime dicono che tutti i settori beneficerebbero delle autostrade informatiche, dall’energia alla scuola, dalla sanità alla giustizia ai trasporti (con un meno 30% di traffico in città) al commercio elettronico. Le aziende, in particolare le piccole, possono ricavare immensi vantaggi dallo sviluppo della banda larga. Come dice Soumitra Dutta, guru del rapporto tra tecnologie, aziende e innovazione, docente all’Insead di Fotainbleau, la rete consente di rinnovare le tecniche di marketing e di far conoscere i prodotti a grandi masse di consumatori con una rapidità prima sconosciuta, di accelerare la capacità di apprendere e innovare. Internet è , secondo questo studioso, un grande livellatore, perché una qualsiasi impresa, per quanto piccola, ha accesso allo stesso mercato globale online di un grande gruppo multinazionale e può cercare non solo clienti, ma anche fornitori più competitivi fuori dalla sua zona abituale di riferimento. Il web inoltre valorizza le nicchie di mercato, per cui anche se i grandi dominano i mercati, per i piccoli ci sono opportunità da sfruttare.
Le potenzialità della banda larga sono illustrate perfettamente da quel che accade già oggi in Cina, dove cybermodelle che sfilano online su passerelle elettroniche sono l’ultimo fenomeno di moda. Ragazze normali posano sul web provando i capi di abbigliamento che le acquirenti vogliono vedere indossati da persone normali, non da modelle perfette e irraggiungibili. Costano un quarto delle modelle tradizionali e arrivano a posare per 70 abiti al giorno, con un aumento di produttività enorme. I negozi online superano in Cina quelli con le vetrine sulla strada: la moda virtuale fattura 1 miliardo di euro ed è in costante crescita e inoltre abbatte le emissioni inquinanti e aumenta i consumi interni.
Portando la percentuale delle famiglie italiane connesse dall’attuale 45% all’80% e le aziende dall’attuale 66% al 100% in tempi brevi porterebbe vantaggi enormi all’economia italiana e fungerebbe da volano alla ripresa. Molti paesi lo hanno già capito e sono a buon punto nella realizzazione dell’infrastruttura, speriamo che il progetto delle telefoniche sia concreto e che anche in Italia si smetta di discutere e si passi alla fase realizzativi.
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