Corporate Social Responsability quale paradigma strategico per conseguire un vantaggio competitivo di lungo termine?
Questo è quanto emerso da una ricerca qualitativa di Fondazione Sodalitas condotta con GFK Eurisko nei mesi di febbraio e marzo, e presentata durante il Sodalitas Day (26 aprile 2010). La ricerca si è fondata su interviste condotte verso i leader di 46 tra le 75 aziende associate (piccole e grandi, italiane e multinazionali, di diversi settori produttivi) che insieme generano un valore pari al 25% del PIL italiano. Le imprese aggregate da Fondazione Sodalitas “producono complessivamente un giro d’affari di 370 miliardi di euro (un quarto del PIL italiano), danno lavoro a 750mila persone e investono nella Sostenibilità risorse annuali pari a 800 milioni di euro” (www.sodalitas.it).
Come emerso dalla ricerca, queste imprese scommettono sulla responsabilità sociale d’impresa, considerandola non un costo ma un investimento di lungo periodo per lo sviluppo. A tal fine le imprese cambiano i processi industriali allo scopo di ridurre l’utilizzo di materie prime, incrementare il riciclo e migliorare la qualità (Il Sole 24 Ore, 27 aprile 2010).
Tra i trend emersi dalla ricerca, si evince come la crisi e la criticità della questione ambientale ha accelerato l’impegno sul fronte della sostenibilità. Per tale impegno è stata prevista la trasformazione in un ritorno economico nel medio termine, garantito dal miglioramento dell’efficienza dei processi (attraverso piani di risparmio energetico e riduzione degli sprechi), dalla maggiore soddisfazione e fidelizzazione della clientela, dal miglioramento del clima aziendale.
I vantaggi economici conseguibili invece nel breve termine sono stati identificati in risparmio energetico, maggiore commitment dei dipendenti, migliori rapporti con la comunità locale e riduzione della conflittualità con stakeholder. Un vantaggio economico quindi che richiama l’attenzione sulla gestione delle relazioni con la molteplicità degli interlocutori aziendali (www.ilsole24ore.com).
Le aziende intervistate, tra cui si sta consolidando un gruppo virtuoso di PMI, hanno identificato quali aree di impegno prioritario l’ambiente, l’investimento sul capitale umano e la valorizzazione di una cultura della sostenibilità. Centrali risultano essere anche l’attenzione al mercato, con riferimento alla gestione sostenibile della catena di fornitura e alla trasparenza verso clienti e investitori, e verso la Comunità, “con cui l’impresa sarà sempre più interessata a co-progettare risposte efficaci ai bisogni sociali abbandonando un approccio di pura filantropia” (www.sodalitas.it). La co-progettazione richiama a sua volta l’importanza di un’attenta gestione alla relazione con i diversi stakeholders.
Quali peculiarità contraddistinguono allora l’approccio delle imprese italiane? La ricerca enfatizza come la cultura di “attenzione alla comunità”, orientata al benessere dei dipendenti e alla coesione sociale, improntata sulla storia di Olivetti, diventa oggi una roadmap per una via italiana alla sostenibilità.
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